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La trappola dell'efficienza - Quando l'organizzazione spegne l'intimità della coppia

2026-07-09 10:31

Dott.ssa Mirella Baldi

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La trappola dell'efficienza - Quando l'organizzazione spegne l'intimità della coppia

Quando la precisione organizzativa protegge la routine ma svuota il legame. Riflessioni sulla relazione di coppia.

Agenda sincronizzata, compiti divisi alla perfezione, gestione impeccabile dei figli e della casa. A guardarla da fuori, sembra la descrizione di una coppia felice e di successo. Tuttavia, quello che si osserva nella realtà è un fenomeno tanto comune quanto controintuitivo: partner con eccellenti capacità comunicative e una divisione equa delle responsabilità quotidiane, che avvertono però nel proprio vissuto un senso di solitudine di sottofondo, un vuoto emotivo nella sfera relazionale di coppia.

 

Sono legami che si fondano su una solida alleanza, capaci di attraversare le pressioni della vita con impegno e coordinazione. L’unione risponde perfettamente alle richieste quotidiane, protegge la famiglia dalle insidie, da incertezza e precarietà. I partner siglano un patto invisibile: curare l’organizzazione per far funzionare la famiglia. 

 

Quando lo scambio fra i partner si polarizza sull’organizzazione non succede quasi mai come una scelta deliberata contro la relazione. In molte coppie l’ansia di non farcela si concentra quasi sempre su fronti concreti e reali: la cura dei figli, la sicurezza economica e l’incastro lavorativo. Si approda quindi ad una precisione organizzativa che, pur proteggendo la quotidianità, rischia di penalizzare il legame di coppia. 

 

In certi casi, si assiste così ad un lento e progressivo svuotamento del legame che spegne aspetti vitali del rapporto. Lo spazio intersoggetivo viene saturato da questioni pratiche a discapito della curiosità, del gioco e del contatto emotivo. Per evitare di sovraccaricare oltremodo il partner, si perde quello spazio sicuro in cui era possibile esprimere la propria vulnerabilità, essere fragile e mostrare difficoltà e debolezze.  Lo sguardo relazionale si impoverisce perche non si osserva più il proprio partner nella sua totalità ma solo nella sua competenza. La coppia transita in una sicurezza illusoria in cui non si crolla e non si litiga ma è anestetizzata,  salva dal conflitto ma privata della sua vitalità. 

 

La coppia efficiente sente il vuoto per qualcosa che è andato perduto ma generalmente fatica a costruire alternative. Il cambiamento è scivolato dentro la relazione un giorno alla volta, rendendo il problema concreto ma difficilmente rappresentabile. Così, quando la coppia prova a reagire programmando la classica cena fuori o un weekend insieme, il tentativo fallisce: quella serata, nata per ritrovare l’Intesa, viene vissuta con la stessa logica del dovere che governa la settimana, spegnendo sul nascere la possibilità di un incontro diverso. 

 

Dall’incastro sull’efficienza si può uscire quando cambia la posizione da cui ci si parla e ci si guarda. Tuttavia, riconoscere che il cambiamento è avvenuto è la prima vera sfida che queste coppie si trovano ad affrontare: il passaggio necessario per poter tornare a rimettere al centro la relazione e rinegoziare i bisogni emotivi dei partner


 

 

Riferimenti

 

Bodenmann, G. (2005). Dyadic coping and its significance for marital functioning. In T. A. Revenson, K. Kayser, & G. Bodenmann, Couples coping with stress: Emerging perspectives on dyadic coping. American Psychological Association.

Finkel, E. J., Hui, C. M., Carswell, K. L., & Larson, G. M.. (2014). The suffocation of marriage: Climbing Mount Maslow without enough oxygen. Psychological Inquiry, 25, 1–41.

Karney, B. R., & Bradbury, T. N. (1995). The longitudinal course of marital quality and stability: A review of theory, methods, and research. Psychological Bulletin, 118, 3–34.

Reis, H. T., & Shaver, P. (1988). Intimacy as an interpersonal process. In S. Duck (Ed.), Handbook of personal relationships: Theory, research and interventions. John Wiley & Sons.

I contenuti pubblicati hanno scopo esclusivamente informativo. Non possono e non devono essere in alcun modo utilizzati per porre diagnosi né possono sostituire il consulto con uno specialista regolarmente abilitato all'esercizio della professione (medico, psicologo, psicoterapeuta, etc).