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L'interruzione della gravidanza nel primo trimestre: oltre il silenzio, l'importanza di nominare il dolore

2026-06-09 18:04

Dott.ssa Mirella Baldi

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L'interruzione della gravidanza nel primo trimestre: oltre il silenzio, l'importanza di nominare il dolore

Quando una gravidanza si interrompe precocemente, la mente affronta un vuoto difficile da rappresentare. Riflessioni sulla perdita nel primo trimestre.

La perdita di un figlio nelle prime fasi della gravidanza rappresenta un evento psichico complesso. Durante il primo trimestre di gestazione, la mente materna è impegnata in un intenso lavoro di rappresentazione e trasformazione interna, volto alla creazione di uno spazio mentale capace di accogliere il bambino in arrivo. Parallelamente, prendono forma le prime immagini della famiglia che si formerà e si delineano i cambiamenti personali, relazionali e identitari che la nascita comporterà. È proprio in questo periodo, intriso di ambivalenza, che può sopraggiungere la dolorosa esperienza della perdita. L’interruzione della gravidanza impone allora un processo mentale inverso, in cui la mente è chiamata a rielaborare la mancanza, a modificare le rappresentazioni in costruzione e a confrontarsi con un vuoto carico di significati, spesso difficilmente nominabili.

 

La confusione e lo spaesamento che seguono la perdita nascono da una condizione di difficile simbolizzazione: un evento intensamente carico di significati emotivi ma povero di rappresentazioni concrete. L’assenza di un referente tangibile rende complessa l’elaborazione psichica e ostacola la possibilità di dare forma, parola e senso all’esperienza. Tutto ciò è ulteriormente amplificato dalla reazione iniziale del lutto, quella dello shock, che comporta una – seppur breve e momentanea – negazione della perdita. Si tratta di un momento difensivo necessario, che consente alla mente di proteggersi dall’intensità emotiva della notizia e di iniziare gradualmente a prendere contatto con la realtà dell’evento.

 

Sostenere i genitori dopo una perdita precoce significa offrire loro la possibilità di parlare, esprimersi, dare un significato a ciò che è accaduto. Il dolore può essere accolto e trasformato solo se trova uno spazio di parola e di ascolto, in cui il vissuto possa diventare racconto. Espressioni come “succede a tante donne”, “non pensarci troppo” “ne avrai altri” o “meglio adesso che dopo”, pur pensate per consolare,  rischiano di portare a nascondere la sofferenza, interrompendo la possibilità di condividere il dolore e di riconoscere la realtà della perdita. Accogliere, invece, significa lasciare che la storia di quella gravidanza e di quel bambino trovi posto nella memoria e nel linguaggio di quella famiglia, perché solo ciò che viene nominato e condiviso può essere davvero elaborato.

 

 

 

 

 

Riferimenti

 

Carter, D., Misri, S., & Tomfohr, L. (2007). Psychologic aspects of early pregnancy lossClinical Obstetrics and Gynecology, 50 (1), 33–43

Díaz‑Pérez, E., Haro, G., & Echeverria, I. (2023). Psychopathology present in women after miscarriage or perinatal loss: A systematic reviewPsychiatry International, 4 (2), 15

Frost, M., & Condon, J. T. (1996). The psychological sequelae of miscarriage: A critical review of the literatureAustralian and New Zealand Journal of Psychiatry, 30 (4), 541–551

Farren, J., Timmerman, D., Bourne, T., et al. (2018). The psychological impact of early pregnancy lossHuman Reproduction Update, 24 (6), 731–749

I contenuti pubblicati hanno scopo esclusivamente informativo. Non possono e non devono essere in alcun modo utilizzati per porre diagnosi né possono sostituire il consulto con uno specialista regolarmente abilitato all'esercizio della professione (medico, psicologo, psicoterapeuta, etc).